http://<iframe src=”https://www.linkedin.com/embed/feed/update/urn:li:share:6619284616023023616″ allowfullscreen=”” title=”Post incorporato” width=”504″ height=”565″ frameborder=”0″></iframe>

Shoah. La storia  è basata su fatti realmente accaduti. I personaggi sono chiamati con il loro vero nome, le vicende, per quanto così avventurose da apparire romanzesche, corrispondono a verità. L’intrepidezza della signora Gioconda Carmi, direttrice dell’ex orfanatrofio diventato scuola ebraica, il coraggioso slancio di Giuseppina Gusmano e della sua famiglia, la fortunosa serie di fattori che hanno condotto a buon fine il salvataggio di un gruppo di bambini ebrei potrebbero lasciarvi increduli.  Non dubitate: tutto ciò è successo davvero, in una piccola città di provincia, tra gente come voi e me, ma in un momento tra i più terribili della nostra storia italiana. L’avvento del fascismo, l’imposizione delle leggi razziali, lo scoppio del conflitto mondiale, la tragedia di una guerra civile sembrerebbero non lasciare spazio alla solidarietà, alla compassione, al rifiuto di ciò che è umanamente inaccettabile. Invece esistono persone straordinarie che, anche nel pericolo, agiscono e fanno le cose giuste. Sono tranquilli eroi quotidiani, saldamente persuasi che l’uomo non debba essere lupo per un altro uomo. Anche oggi, nel nostro mondo contaminato dall’odio e dal pregiudizio, ve ne sono alcuni, silenziosi operatori di vita e di speranza.

 

Giuseppina Gusmano era una donna siffatta. Non amava esibire le proprie virtù, non per modestia o timidezza, ma perché riteneva che quelle virtù fossero patrimonio comune al genere umano. Per questo, dopo la fine della guerra, non ha mai ritenuto importante raccontare d’aver salvato dei bambini ebrei da morte certa. Cosa c’era di tanto straordinario nel suo gesto, diceva. Ad un giornalista che insisteva, quando la notizia arrivò ai giornali (non dalla sua bocca) lei rispose, sorpresa, che chiunque avrebbe fatto lo stesso, se si fosse trovato nella stessa situazione. E’ ciò che dicono tutti gli eroi nascosti della storia, le persone capaci di vedere se stesse o le persone che amano al posto dell’altro, quando l’altro ha bisogno d’aiuto. Non è vero, purtroppo, che chiunque rifarebbe quel gesto. Ma è bello sapere che c’è chi lo fa.

 

La storia dei bambini ebrei salvati dalla signora Gusmano venne quindi allo scoperto per altra via. Molti anni dopo, Emanuele Pacifici è invitato dall’amico Giampaolo Pansa, giornalista e scrittore, a una festa nella sua casa natale, a Casale Monferrato, in occasione di un evento letterario. Fu così che Dirce, presente a quella serata, si trovò di fronte il caro amico di quasi sessant’anni prima, scoprendo con emozione che nemmeno lui l’aveva dimenticata. ‘Emanuele mi ha abbracciata, – racconta lei- io l’ho abbracciato, e abbiamo riso delle nostre birichinate di bambini.’.

Non è difficile immaginare l’intensità di quel momento, quanti ricordi abbia suscitato nelle loro menti.  Le persone presenti, ascoltando il racconto di tutta quella straordinaria vicenda, si chiedevano esterrefatte come mai fosse rimasta sepolta nel silenzio per così tanto tempo. Dirce spiegò che i suoi genitori non ritenevano fosse importante raccontarlo. Aggiunse che sua madre le aveva fatto solennemente promettere di non dir nulla, neanche al prete o alla maestra. E lei aveva poi finito con non parlarne con nessuno. Ma l’incontro con Emanuele, l’amico e fratello sognato, vivace e intraprendente come lo ricordava, cambia tutto. Attraverso stampa e televisione la notizia si diffonde rapidamente e lascia il segno.

Molte cose succedono ancora. Il comune di Casale conferisce un tributo di riconoscimento alla famiglia.  Il regista Massimo Biglia descrive in un film amatoriale “L’ora del tempo sognato” l’intera storia, ambientandola nel presente e scegliendo come interpreti   gli stessi abitanti della città, e, come giovani protagonisti, i bambini delle scuole elementari, tra cui i nipoti di Giuseppina stessa. Gli studenti delle scuole casalesi si impegnano a conoscere e ricordare le vicende storiche della loro città, durante il fascismo.

 

L’11 ottobre 2000 lo Stato d’Israele conferisce a lei e al marito, Felice Pretti, l’onorificenza di “Giusti tra le Nazioni”. Il più importante riconoscimento ai coraggiosi che protessero gli ebrei dalla persecuzione nazi-fascista arriva purtroppo dopo la loro morte. Restano i loro nomi, impressi su un albero di olivo nei giardini dello Yad Vashom, a Gerusalemme. Resta la memoria del loro coraggio, insieme alla condanna per i responsabili di una immane tragedia.

Se non fosse stato per Emanuele Pacifici e il suo amico giornalista Giampaolo Pansa, Giuseppina e la sua famiglia si sarebbero probabilmente portati il segreto nella tomba. E via Salita di Sant’Anna, dove lei aveva ospitati i bambini ebrei in pericolo, non si chiamerebbe oggi via Giuseppina Gusmano, come ha voluto il sindaco di Casale, in onore di una donna straordinaria. Tuttavia, sono sicura che questo non avrebbe aggiunto nulla alla sua consapevolezza. Non era per diventare famosa, che aveva preso la decisione di ospitare tutti quei bambini a casa sua. L’aveva fatto per amore di giustizia. O forse solo per amore.

 

Ultima modifica:

Condividilo con i tuoi amici:


E tu, cosa ne pensi?