La ricetta perfetta che cerca il giovane Gaston non è chiusa solo in un libro di cucina. Di mezzo c’è anche una grande avventura.

Si potrebbe infatti  opportunamente affermare che le parole cardine su cui si regge l’intera vicenda narrata sono a conti fatti queste tre: Perù, pietanze, pirati.

Senza la prima, tuttavia, le altre due non avrebbero avuto modo di proporsi alla mia attenzione.
Cominciamo quindi dal Perù, da cui proviene la persona senza la quale questo romanzo non sarebbe mai potuto nascere. Julio César (mio marito) mi ha fatto conoscere negli anni le bellezze di questo paese straordinario e mi ha portata ovunque ve ne fossero, tra le cime innevate di Huaraz, nella pampa di Ayacucho, lungo i deserti di Nazca, tra le orchidee di Oxapampa o le mangrovie di Puerto Pizarro…. E anche sul Rio delle Amazzoni, naturalmente, come fa il tenero capitan Mendoza con la dolce Rosita.

Amare questo mondo ricco di sorprendenti meraviglie naturali e di antiche civiltà misteriose non è stato per niente difficile. E altrettanto semplice è stato innamorarsi delle ricette della cucina peruviana, pietanze poco conosciute qui da noi, eppure oggi al centro di un processo di ‘fusion’ che attinge al melting-pot nazionale (autoctono, creolo, cinese, africano, giapponese) e che trova il suo vertice in quel genio dei fornelli di nome Gaston Acurio, lo chef più creativo di tutte le Americhe. Non è un caso, quindi, se il mio protagonista, si chiama proprio come lui.E vi assicuro che, Acurio a parte, è praticamente impossibile non deliziare la vista e il palato con le squisitezze che i ristoranti, anche i più modesti, impiattano ogni giorno in ogni regione del paese.

Ultimi (si fa per dire) vengono poi  i pirati, perché ancora ve ne sono in Amazzonia, soprattutto adesso che modernissimi battelli dal confort a cinque stelle (come quello disegnato da Jordi Puig) solcano le acque del grande fiume. Lo stesso Acurio, anni fa, ne incontrò alcuni, o forse dovrei dire che si scontrò con essi. Fu rapinato, ma – benignamente – non infierì contro di loro al momento della successiva cattura.

I pirati ci stanno bene in questa storia, perché il Perù è un paese di grandi contrasti, ma anche di grandi sfide e di possibilità, un luogo dove le frontiere sono più sfrangiate e i destini in corso di rapido mutamento, soprattutto grazie al miglioramento, lento ma incessante, del tenore di vita.
Questo libro, come si vede, porta dentro di sé molte storie vere che si sono mescolate fino a diventare un’unica vicenda, che io spero risulti piena di incanto per il lettore.
La narrazione procede ad incastro e a ritroso, con un meccanismo che imita, nel suo piccolo, l’andamento sinuoso e disordinato del grande fiume amazzonico. La prima spinta, ho spiegato, è venuta dall’amore per il Perù. Ma forse, a pensarci bene, l’origine di tutto è stata la parola Perez, uno dei due cognomi di mio marito. Lo ripeto: a lui, più che a nessun altro, devo dire grazie per la genesi di questa storia. E quindi, riassumendo: Perù, Perez, pirati e pietanze. Il libro è tutto qui.

Questa è l’orgine della  storia di Gastón. Questo giovane intrepido e la sua passione per la buona cucina sono i protagonisti di questa storia avventurosa. Il ragazzo ha dalla sua non solo  gli strumenti dell’arte culinaria: il suo animo è ricco di affetti, di ricordi, di passione e di audacia. L’energia vitale che percorre quella lontana terra di frontiera  farà il resto. Per chi insegue un sogno  o vuole cambiare il proprio destino – infatti – questo grande fiume è il luogo giusto per trasformare i desideri in progetti di vita.

Un romanzo per tutti quei lettori che amano l’avventura mescolata con l’amore, l’amicizia e la voglia di crescere. (+11)

(pubblicato in Italia, Perù, Brasile e Turchia)

www.youtube.com/watch?v=SrGLUCIB4lM

il trailer è stato svolto dai ragazzi della scuola media di Bella ( PZ )

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