In poche scuole d’Italia si fa promozione della lettura. Certamente  ovunque si leggono libri di testo, ma qui stiamo parlando di letteratura e di piacere di leggere,  non di studiare.  Biblioteche scolastiche non ve ne sono  – se ci sono – rarissimamente fanno nuovi acquisti, finendo per essere sguarnite, vetuste… Gli insegnanti non conoscono la letteratura contemporanea (tranne coloro  che stanno leggendo ora queste parole e si arrabbieranno subito con me). E quando entro in una scuola e vedo che viene incoraggiata la lettura di libri seriali mi sento male…

Raccomandare un libro che tutti già conoscono grazie ad un consistente battage pubblicitario è forse il compito di un operatore culturale? Io credo di no. E’ come se un esperto gourmet ci consigliasse il fast-food. Ed infatti, dove si lavora ai progetti lettura,  si leggono libri che hanno un autore con nome e cognome e che non sono seriali, perché questo è il compito dell’educatore.

Il marketing è tutt’altra cosa, lo fanno gli esperti di quel settore, che vendono ‘prodotti’ ben confezionati, libri o merendine che siano, non certo letteratura. In ogni caso: possiamo noi accontentarci delle ‘isole felici’? Dell’esistenza di insegnanti che in solitaria lottano per diffondere l’amore per  i libri e la lettura?

No, a me non basta, io non mi accontento, perché i bambini, tutti i bambini, hanno diritto a scoprire il piacere di leggere… Un buon libro, comprato, letto e riletto in casa propria aiuta a creare persone con un pensiero autonomo. Io mi batto per non fare del libro una merce di consumo governata dal marketing. Io mi batto per  fare dell’acquisto di un libro un investimento sociale, politico  e  culturale.

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